
Nata a Mantova nel 1965, si è laureata in economia aziendale ed ha conseguito un master in Business Administration presso la New York University. Amministratore delegato della società Marcegaglia SpA e di tutte le società controllate, è presidente della fondazione Aretè onlus per il sostegno dell’attività Vita Salute San Raffaele. Membro permanente di Enterprise Policy Group – Professional Chamber e del Comitato esecutivo dell'Aspen Institute Italia, tra i successivi suoi incarichi anche quello di vice presidente di Confindustria per l’Europa, di presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria e di presidente dello YES (Young Entrepreneurs for Europe).







Pubblico oggi quello che ho ricevuto da Rossana.
Ogni tanto fa bene fermarsi un attimo e pensare che "siamo così. dolcemente complicate"
E' una domenica pomeriggio uggiosa e fredda.Io e le mie quattro amiche ROSASHOKKING assaporiamo una calda tazza di tè scambiandoci le nostre più segrete confidenze.
Tina ci guarda titubante, poi si sfoga confessando di tradire il marito per colmare il vuoto di un rapporto ormai senza passione.Tina piange, ci chiede di non giudicarla male ma, anzi, di capirla...
Pina è scandalizzata. E' una ragazza molto credente e segue rigorosamente i precetti cristiani. Non concepisce il "peccato" d'adulterio. Sebbene,sottovoce, confessa le sue fantasie erotiche….
Lina, single "convinta", cerca di consolare Tina dicendole che con gli uomini non ci vuole pietà. La esorta a divertirsi senza preoccupazioni ,ma poi confessa di sognare il principe azzurro che la porterà all'altare!
Gina è omosessuale, non condivide la scelta di Tina del tradimento, ritenendola una comoda scappatoia per non riflettere seriamente sui problemi del suo matrimonio. Gina aggiunge che per lei è stata dura accettare e far accettare la sua "diversità", ma ora è felice e vive un sereno rapporto di coppia.
Ora manca solo la mia opinione:
Allora vi aspetto a casa mia a bere un tè.........................
Previsto, e troppo facile da prevedere, le donne italiane - "migliaia di donne antiviolenza" titola il Corriere della Sera - sono scese in piazza al grido di via i maschi, no alle strumentalizzazioni, la f... e' nostra e guai a chi ce la tocca...
Sono tornate quelle dei 70, nel senso che oggi sono quasi settantenni, con gli stessi slogan di mezzo secolo fa e con le stesse istanze femministe che hanno determinato l'annacquamento e poi la dissoluzione del femminino, del piacere e dell'orgoglio di essere donna pur di entrare in collisione con il maschio. E con il sovrappeso della stupidità di sbattere fuori dalla porta le donne politiche che hanno pensato -male- di portare il proprio contributo alla causa. Buon per loro, perché la causa -così sbraitata e ostentata a base di spintoni e sberleffi- è ineluttabilmente persa, vittima delle istanze emancipazioniste del '68 e di stereotipi grottescamente polverosi come destra e sinistra e di rime modello curva ultrà come "non ci serve il pacchetto ma la cultura del rispetto". Brave, e le cose che vi servono chi ve le può dare se non le vostre rappresentanti politiche e, aggiungo, i vostri rappresentanti maschi che non sono tutti stupratori domestici.
Ma certo, una giornata ispirata dall'intellighentia universitaria per gridare a squarciagola "vendute" (questa sì che é antiviolenza) alla Melandri e alla Turco, fingendo di voler schivare le telecamere per andarsi poi a cercare sul tg delle 20, dà molta più soddisfazione che fermarsi per entrare nel problema con gli interlocutori giusti. Chi sono? Quelli che possono, magari anche vogliono cambiare le cose.
E se non ci sono sostituiteli con persone giuste ma non con le femministe del secolo scorso.
Br1 25 novembre 2007